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Joe
Kubert: la vita e le opere
Nato a Brooklyn (Usa) nel 1926, Joe Kubert
(di cui vedete qui accanto un simpatico autoritratto)
pubblica il suo primo fumetto,
“Volton”, nel 1942 e da allora inizia una carriera che culmina, nel
1976, con la fondazione della Joe Kubert School of Cartoon and Graphic
Art, prestigiosa fucina di talenti fumettistici. Rappresentante di una
razza di professionisti capaci di cavalcare tutti i generi dell’Avventura,
Kubert ha saputo spaziare dai racconti di guerra (“Sgt. Rock”, “Johnny
Cloud”, “The Unknown Soldier”), a quelli di super-eroi (“Hawkman”, “Batman”,
“Superman”), dalla preistoria fantastica (“Tor”) alle violente atmosfere
urbane (“Il Punitore”). Come autore completo, ha realizzato tre episodi
di “Abraham Stone”, pubblicati dalla nostra Casa editrice sulla rivista
“Ken Parker Magazine”, e un toccante fumetto-verità, “Fax from Sarajevo”,
in cui denuncia gli orrori della guerra che, nei primi anni Novanta,
ha insanguinato la ex Jugoslavia. “Ho cominciato a usare la matita all'età
di due o tre anni. Adoro disegnare fumetti da quando ho visto la prima
striscia sui giornali. E “Flash Gordon” di Alex Raymond, “Tarzan” di
Hal Foster e “Terry e i Pirati” di Milton Caniff sono gli eroi che mi
hanno maggiormente influenzato”, ricorda Kubert nell’intervista che
introduce il suo attesissimo Texone. Rivelando di non essere particolarmente
innamorato di quel mondo dei super-eroi cui ha comunque dedicato molti
anni di straordinario lavoro (“Personalmente”, dice, “preferisco personaggi
più vicini alla realtà. Quando realizzo storie di Superman, Batman o
Hawkman, cerco comunque di conferire loro un aspetto di credibilità,
come faccio sempre con tutti i protagonisti che disegno”), il grande
cartoonist confessa una sua speciale predilezione per “Abraham Stone”,
una saga che intende arricchire, in futuro, di nuovi episodi, nell’intento
di “mostrare un uomo cresciuto in un’epoca molto eccitante della storia
mondiale, che ha visto nascere l’aviazione, le automobili, il cinema
e la comunicazione di massa”. Per quanto riguarda, invece, “Fax from
Sarajevo”, “la mia ispirazione”, afferma, “è stata la mia amicizia con
Ervin Rustemagic e la sua famiglia. Conosco Ervin da moltissimi anni,
e gli ho fatto visita a Sarajevo all’inizio del 1990. Quando è scoppiata
la guerra, Ervin è rimasto intrappolato in quella città con sua moglie
e i bambini. La morte e la distruzione erano all’ordine del giorno,
mentre proiettili e bombe uccidevano indiscriminatamente soldati e popolazione
civile. L’unico mezzo che Ervin aveva a disposizione per comunicare
con il mondo esterno era il fax. E io quotidianamente ricevevo tre o
quattro messaggi da lui. Tutti i suoi amici facevano il possibile e
l’impossibile per far uscire Ervin e i suoi cari da Sarajevo e portarli
al sicuro. Questa drammatica situazione è durata dal 1992 al 1994, quando,
per miracolo, la famiglia Rustemagic è riuscita a lasciare la città
assediata. È allora che ho pensato che avrei dovuto fare una specie
di resoconto di quei drammatici avvenimenti. Ho incontrato Ervin, e
lui mi ha fornito ulteriori particolari delle sue esperienze. ‘Fax from
Sarajevo’ ne è il risultato…”.
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