| CUSTER: UNA LEGGENDA SENZA FINE! |
|
Custer visto da Claudio Nizzi Credo che chiunque scriva storie western che abbiano un minimo di attinenza con la realtà dell'epoca desideri misurarsi, prima o poi, con la figura del "generale" Custer. È stato fatto da Gino D'Antonio nella Storia del West (in quella sede, era d'obbligo) e da Berardi e Milazzo in Ken Parker. Ma anche molti altri, da Albertarelli a Serpieri, lo hanno fatto. Per "Il Giornalino", nel 1970, io avevo creato una serie umoristica (disegnata da Lino Landolfi) che si chiamava "Il colonnello Caster Bum" (il vero Custer non c'entrava niente se non per l'eco del nome). Insomma, Custer è un personaggio che affascina gli autori di fumetti ed è facile capire perché. Nella serie di Tex erano già apparse figure realmente esistite, come Buffalo Bill e il giudice Bean. |
| Custer non era mai apparso e tuttavia la sua presenza già incombeva in altre storie. Non v'è dubbio, per esempio, che nella mia storia in due parti ambientata sulle "Colline del Vento" (e uscita sugli albi 358-362, disegnati da Ticci, e sui numeri 480-481, disegnati da Monti), si adombrasse l'esperienza fatta da Custer sulle Black Hills, le Colline Nere. Nonostante questo, il desiderio di far apparire Custer di persona restava forte. Mettere a confronto una leggenda come lui con un personaggio altrettanto carismatico come Tex era un'occasione davvero appetitosa. Ciò che, per anni, mi ha trattenuto era che non ricordavo se Tex avesse o non avesse già avuto a che fare con Custer. Tutti sapevamo che qualche rapporto lo aveva avuto, ma nessuno (Sergio Bonelli compreso) ricordava di cosa si trattasse e in quale albo si parlasse di questo. Finché il professor Aurelio Sangiorgio di Rovigo, uno di quelli che su Tex sanno davvero tutto, venne in mio soccorso e mi segnalò che, a pagina 139 del Tex n. 15, avrei trovato l'informazione che cercavo. Vado a vedere e, infatti, nella seconda vignetta della pagina, Tex pronuncia questa frase: "Ho servito come guida con Carson sotto il comando di Custer". Eureka! Era quello che mi serviva. Dal solido piedistallo di quella frase potevo dunque partire. | ||
![]() |
Le
memorie di Custer sono sicuramente un affascinante romanzo di Frontiera.
Le ha lette per prepararsi alla sua storia di Tex? Lei si riferisce a "La mia vita nelle pianure", il libro autobiografico di Custer che in Italia è stato pubblicato dall'editore Mursia e in seguito ristampato da Mondadori. Quest'opera, in realtà, è la raccolta di una serie di articoli che Custer scriveva durante le sue campagne contro gli indiani per la rivista "Galaxy". Una lettura interessante e istruttiva perché, con il suo sapore di cronaca "in diretta", consente di vedere certi problemi che per noi sono ormai storicizzati nell'ottica del tempo. Per esempio, il modo in cui Custer dipingeva gli indiani, ovvero come selvaggi da punire, e i bianchi come vittime da difendere. Così la si pensava a quel tempo e per molto altro tempo ancora. |
|
|
Ha scelto di
raccontare il Custer storico o la sua mitologia? Come ha descritto
il rapporto fra Tex e Custer? Ci sono dei
libri o dei siti internet specifici che l'hanno aiutata particolarmente
nella sua documentazione sull'argomento? Come si è
posto rispetto alla tradizione bonelliana a fumetti precedentemente
dedicata a Custer (da Berardi a D'Antonio, passando per Albertarelli)? Ci sono dei
film che ha rivisto volentieri sull'argomento? Perché,
secondo lei, la sua figura è rimasta così impressa nell'immaginario
popolare? Ha dato qualche
consiglio particolare a Ticci per illustrare la storia? Qual è
stato il suo approccio nel cercare di ricostruire la battaglia di Little
BigHorn? |
||