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La mostra che l’associazione “La Maiella”, in collaborazione con il Comune
di Rho, ha voluto dedicare alla figura professionale di mio padre, Gian
Luigi Bonelli, costituisce una importante riconferma della versatilità
creativa di un autore ritenuto nel suo campo inimitabile. Negli ultimi
anni, la stampa, la televisione, la nostra esposizione itinerante nota
come “La ballata di Tex” e moltissime altre manifestazioni si sono
occupate del personaggio di Tex, ormai divenuto famoso in tutto il mondo,
ma, soltanto in un paio di occasioni, i critici e gli esperti hanno
rievocato gli altri eroi ai quali la fantasia di G. L. Bonelli ha dato
vita, proponendosi indiscutibilmente come un “padre fondatore” del fumetto
italiano.
Nella sezione riguardante l’attività letteraria di mio padre, i curatori
della mostra di Rho hanno ricostruito anche quel percorso minore di cui io
sono da sempre particolarmente orgoglioso. Come altrettanto orgoglioso
sono sempre stato di un altro aspetto quasi sconosciuto della sua opera
che viene in questa occasione evidenziato: l’approccio, nell’ormai lontano
1936, a quella letteratura popolare che, nell’Italia dell’epoca, era
rappresentata dall’amatissimo Emilio Salgari e da pochi altri narratori di
rilievo come Luigi Motta ed Enrico Novelli (Yambo). Ma se per molti
giovani che sognavano di diventare scrittori il modello di ispirazione era
rappresentato proprio dal creatore di Sandokan e di mille altre esotiche
avventure, per mio padre, al contrario, le suggestioni arrivavano da ben
altre fonti. Bonelli, infatti, studiava con particolare interesse le opere
dei maestri della letteratura popolare, da “I tre moschettieri” di
Alexandre Dumas a “I misteri di Parigi” di Eugene Sue, senza scordare
“Ivanhoe” di Walter Scott. A questi nomi è impossibile non accostare i
“divi” della famosa collana Romantica Sonzogno: primo fra tutti, Zane Grey,
notissimo scrittore di romanzi western americani, seguito dall’’Edgar
Wallace di “Sanders del fiume”, dal Joseph Conrad di “Cuore di tenebra”,
dal Rider Haggard de “Le miniere di re Salomone” e dal grande Jack London,
di cui proprio mio padre fu, in qualche caso, il primo traduttore
italiano.
Il periodo in cui vennero pubblicati i romanzi “Le Tigri dell’Atlantico”,
“I Fratelli del Silenzio” e “Il Crociato Nero” (dal 1936 al 1939) coincide
con il timido esordio di una produzione nazionale di fumetti determinata a
ricercare la propria identità e ad affrancarsi dal monopolio imposto dagli
affermati maestri d’Oltreoceano. In questo nuovo “medium” che esaltava
contemporaneamente la parola e l’immagine, Gian Luigi Bonelli trovò il
tramite più adatto per le sue capacità espressive, riuscendo a creare una
magica alchimia che fondeva un ritmo dinamico e coinvolgente con un
linguaggio insolito e innovativo.
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