I MILLE EROI DI G. L. BONELLI!
  Dedicato a mio padre, di Sergio Bonelli

 

 

 

 

 

 

 

 

La mostra che l’associazione “La Maiella”, in collaborazione con il Comune di Rho, ha voluto dedicare alla figura professionale di mio padre, Gian Luigi Bonelli, costituisce una importante riconferma della versatilità creativa di un autore ritenuto nel suo campo inimitabile. Negli ultimi anni, la stampa, la televisione, la nostra esposizione itinerante nota come “La ballata di Tex” e moltissime altre manifestazioni si sono occupate del personaggio di Tex, ormai divenuto famoso in tutto il mondo, ma, soltanto in un paio di occasioni, i critici e gli esperti hanno rievocato gli altri eroi ai quali la fantasia di G. L. Bonelli ha dato vita, proponendosi indiscutibilmente come un “padre fondatore” del fumetto italiano.
Nella sezione riguardante l’attività letteraria di mio padre, i curatori della mostra di Rho hanno ricostruito anche quel percorso minore di cui io sono da sempre particolarmente orgoglioso. Come altrettanto orgoglioso sono sempre stato di un altro aspetto quasi sconosciuto della sua opera che viene in questa occasione evidenziato: l’approccio, nell’ormai lontano 1936, a quella letteratura popolare che, nell’Italia dell’epoca, era rappresentata dall’amatissimo Emilio Salgari e da pochi altri narratori di rilievo come Luigi Motta ed Enrico Novelli (Yambo). Ma se per molti giovani che sognavano di diventare scrittori il modello di ispirazione era rappresentato proprio dal creatore di Sandokan e di mille altre esotiche avventure, per mio padre, al contrario, le suggestioni arrivavano da ben altre fonti. Bonelli, infatti, studiava con particolare interesse le opere dei maestri della letteratura popolare, da “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas a “I misteri di Parigi” di Eugene Sue, senza scordare “Ivanhoe” di Walter Scott. A questi nomi è impossibile non accostare i “divi” della famosa collana Romantica Sonzogno: primo fra tutti, Zane Grey, notissimo scrittore di romanzi western americani, seguito dall’’Edgar Wallace di “Sanders del fiume”, dal Joseph Conrad di “Cuore di tenebra”, dal Rider Haggard de “Le miniere di re Salomone” e dal grande Jack London, di cui proprio mio padre fu, in qualche caso, il primo traduttore italiano.
Il periodo in cui vennero pubblicati i romanzi “Le Tigri dell’Atlantico”, “I Fratelli del Silenzio” e “Il Crociato Nero” (dal 1936 al 1939) coincide con il timido esordio di una produzione nazionale di fumetti determinata a ricercare la propria identità e ad affrancarsi dal monopolio imposto dagli affermati maestri d’Oltreoceano. In questo nuovo “medium” che esaltava contemporaneamente la parola e l’immagine, Gian Luigi Bonelli trovò il tramite più adatto per le sue capacità espressive, riuscendo a creare una magica alchimia che fondeva un ritmo dinamico e coinvolgente con un linguaggio insolito e innovativo.