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La mia saggia nonna diceva: "Impara a conoscere gli altri, conoscerai te stesso." E questa cosa mi ha sempre ben disposto verso il prossimo. Naturalmente, a meno di essere degli psichiatri o degli antropologi, noi siamo spinti verso gli altri (quando il movimento è spontaneo) da pulsioni sentimentali: avvertiamo, cioè, prima ancora di fare la reale conoscenza con la persona, se in lei sussistano elementi di interesse. Diversamente, lo stato di osservazione tende a fermarsi a strati superficiali. Paolo Bacilieri è stato per me forte motivo d'attrazione per una strana miscela di contiguità e di distanza che avvertivo nel suo lavoro. Al momento, non saprei dire se ad attrarmi sia stata più la vicinanza o la lontananza. Certamente, sentivo che lì, sempre parafrasando la nonna, c'era filo per tessere. Bacilieri, pur mostrando un aspetto da giovane cherubino imberbe e asessuato è, al contempo, un diavolaccio irsuto, umorale, contraddittorio e piuttosto arrapato; un adulto che lavora da un ventennio con famiglia a carico. Non saprei dire quale sia la ricetta per il brodo di coltura della genialità, ma gli aspetti summenzionati potrebbero essere ingredienti appropriati. Comunque, devo dire che non ho mai apprezzato il luogo comune che assegna al genio la sregolatezza; la sregolatezza sta soprattutto negli occhi di chi guarda e molto spesso è proprio la regola a essere sregolata. Certo è che la norma, la disciplina, è indispensabile nella vita, anche solo per il fatto di essere contraddetta, e qui arriviamo al punto. E proprio il rapporto con la regola, infatti (nel fare fumetti ne esistono tante e imperative), il modo cioè di conciliarla con i propri bisogni creativi ed espressivi che rivela il valore delle nostre prassi. In Paolo, come in tutti, del resto, si muovono foze opposte, antagoniste; impedire che ci disgreghino, conciliare gli estremi ed elaborane una sintesi è il principale esercizio dell'intelligenza.
Quando dopo un complesso lavoro di calibratura, ho consegnato nelle mani di Paolo il mio Napoleone, che prima di essere mio è un prodotto editoriale di Sergio Bonelli, ho sinceramente avuto paura che lui non riuscisse a cogliere la grande apertura di credito che gli veniva fatta, considerando la sua atipicità in un mondo certamente conservatore. Temevo che si prendesse troppa libertà oppure che soffrisse troppo dei condizionamenti che gli andavamo imponendo, perdendo la freschezza delle sue peculiarità espressive. A tutt'oggi direi che quella paura è superata. Due o tre albi da lui realizzati sono a mio avviso tra i migliori della serie. Napoleone, grazie a Bacilieri, si è arricchito di ironia e di una certa energia fisica nonché di un potenziale di mobilità mentale che lo rende più imprevedibile e originale. Compatibilmente con le necessità editoriali, abbiamo cercato di perseguire prima di tutto un certo livello qualitativo, una sua specifica caratura. Fra i capitoli principali di questo teorico indice di qualità, c'è la dimensione popolare di questa comunicazione: Napoleone non vuole essere esclusivo o sperimentale, tenta semplicemente di coniugare diversi piani di lettura, quello più chiaramente esplicito del plot narrativo di tipo tradizionalmente poliziesco, con quello più simbolico e allusivo connesso alle motivazioni della commedia noir e legato al senso psicologicamente più sotterraneo delle vicende lasciando, eventualmente, al lettore la facoltà di approfondimento. Del resto, il significato emblematico della narrativa popolare, il suo valore pedagogico, non è mai stato estraneo alle sue intenzioni. Da Pinocchio a Cappuccetto Rosso a Don Chisciotte. Tutto qui. Noi crediamo semplicemente che questa intenzione vada salvaguardata. La simbolicità, l'allusività, l'ironia nei disegni e nelle storie di Bacilieri sono evidenti. Il suo tratto non si ferma a mostrare l'azione esplicita ma si riverbera sui significati collaterali: nessuna comparsa, nessun generico è senza storia, nessun ambiente è mai approssimativo, tutto è sempre ben individuato. Gli stereotipi formali certo non sono forse quelli della più classica narrativa d'avventura; nel disegnare gli eroi Bacilieri non si ferma alle mitiche figure hollywoodiane o quando lo fa il suo sguardo ne rivela l'aspetto grottesco, però il modo è sempre rispettoso, il rigore narrativo assoluto, le storie filano. Paolo non rompe il giocattolo. E le sue figure sono meno ovvie e stantie. Per le donne, poi, dovremmo aprire un capitolo a parte tanto sono, a differenza delle mie, non la Donna: l'eterno femminino, ma le donne nella loro multiformità fisica e psicologica. Donne magre, grasse, alte o basse ma comunque sempre desiderabili. In chiusura, volendo tornare alla proposizione iniziale del "conosci te stesso", direi che di Paolo è illuminante la capacità di connotare il mondo per addizione di esperienze. Bacilieri è un raccoglitore attratto e divertito dalle innumerevoli meraviglie formali che coglie attorno a sé, senza l'ansia tutta mia di farne una selezione troppo aprioristica in funzione del maggiore o minore peso emblematico. Lui gioca con i materiali con molta più disinvoltura e forse ne guadagna in sincerità. Ecco, Paolo mi ricorda che la vita merita di essere più vissuta che pensata. Chissà se, in cambio, Napoleone ha offerto a lui, invece, il pretesto per qualche modesta riflessione sulla vita, anche solo meramente speculativa. Forse ne sapremo di più, in proposito, leggendo le prossime pagine.
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