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Se
è vero che la grandezza di un Eroe si vede dalla grandezza
del suo Peggior Nemico, la lunga, interminabile lotta di Tex Willer
contro Mefisto assume necessariamente i contorni di una lotta tra
Titani. Uno scontro che si è rinnovato più volte,
nel corso degli oltre sessant'anni di vita editoriale del Ranger
bonelliano, e che, attraverso una serie di cinque uscite, Mondadori
riproporrà integralmente a partire dal prossimo 8 maggio, in
una collana che approderà sia in edicola che in libreria.
"Tex contro Mefisto", questo il titolo dell'iniziativa,
esordirà con un piccolo omaggio per i lettori: un pieghevole
in cartoncino leggero che costituirà il cofanetto nel quale
riporre ordinatamente i cinque tomi.
Il primo di questi volumi sarà "La gola della morte" (ne
vedete la copertina, opera di Claudio Villa, la prima qui accanto) e
racconta delle prime schermaglie tra i due eterni nemici, narrate
originariamente nei numeri 3 e 4 di Tex e nei successivi 39 e 40.
Quando il destino li fa incontrare per la prima volta, Tex è
ancora un ex fuorilegge, arruolato, per il suo valore, nel servizio
segreto dei Rangers; “un ragazzo svelto” costretto
a partecipare, suo malgrado, alla guerra che infiamma la frontiera fra
il Texas e il Messico. Proprio durante quei drammatici giorni
(raccontati da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini), il futuro capo
bianco dei Navajos scopre i loschi intrighi dell’illusionista
Steve Dickart: vestito da diavolo e con il nome d’arte di
Mefisto, l’uomo si esibisce assieme alla sorella Lily nei
locali frequentati dai soldati yankee, estorcendo loro preziose
informazioni che “passa” all’esercito
messicano. Una coppia di spie, insomma, pronte anche a uccidere pur di
continuare il loro doppio gioco...
Successivamente a questo incontro, di Lily, ma soprattutto di Steve
Dickart, Tex e i lettori non avranno più notizie.
Sinché un giorno, a pagina 56 dell’albo n. 39,
Mefisto si fa di nuovo vivo: ora, è diventato un mago sul
serio, e le arti soprannaturali di cui ha preso conoscenza dovranno
servirgli per vendicarsi di chi gli aveva messo i bastoni tra le ruote,
sconfiggendolo e umiliandolo anni prima...
Parte da queste storie una delle più avvincenti, e
inesauribili, sfide che mai abbiano visto coinvolto un Eroe dei fumetti
e il suo Arci-Nemico. Una lotta tra il Bene e il Male che rivive
nell'ambito dei cinque volumi proposti mensilmente da Mondadori nella
collana SuperMito.
Qui di seguito vi proponiamo l'introduzione alla prima di queste
uscite, firmata da Franco Busatta, coordinatore dell'iniziativa.
La costruzione di
un Cattivo.
“Tex contro Mefisto” ripropone, nell’arco
di cinque volumi, tutte le avventure che hanno visto il celebre Ranger
dar battaglia al suo acerrimo nemico e all’altrettanto
insidioso figlio Yama. Un ciclo di storie popolarissime, strettamente
interconnesse tra loro e per la prima volta pubblicate di seguito, in
ordine cronologico.
Ma come ha fatto Mefisto ad aggiudicarsi l’ambìto
titolo di nemico texiano Numero Uno, cambiando pelle dal semplice
illusionista degli esordi al futuro “sulfureo”
alleato dei demoni dell’Aldilà? Grazie a quali
meriti è riuscito a strappare il trofeo
all’agguerrita concorrenza? Cos’avevano meno di lui
la perfida Satania e il misterioso Coyote Nero, Bill Mohican il
rapitore di fanciulle e l’informe Bessie Milligan, il
sinistro Vindex e la seducente Manuela Guzman, per non fare che qualche
nome tra gli illustri malvagi degli inizi? Beh, intanto va detto che
con la maggior parte di loro Gianluigi Bonelli ha avuto la mano
pesante, visto che non hanno tardato a trovare una tragica fine,
talvolta precipitando in fondo a un crepaccio, talvolta incrociando
malauguratamente la traiettoria di una pallottola, talvolta finendo
addirittura bruciati vivi. Chissà, forse
all’autore ha ispirato una maggior simpatia, Mefisto. Sta di
fatto che a lui, spia per conto del governo Messicano, tocca una sorte
migliore rispetto ai colleghi di cui sopra, dato che Mr. Marshall, capo
dei Rangers, ordina a Tex di catturarlo vivo.
L’arcinemico parte col piede giusto per fare breccia nel
cuore dei lettori calcando, nei panni di un intrigante prestigiatore,
le assi del palcoscenico di un fumoso saloon. Nel corso della sua prima
avventura, accanto alla spregiudicata sorella, il nostro non si
conquista che una manciata di pagine, ma bastano e avanzano per
rivelare una cattiveria talmente assoluta e gratuita da sfociare nel
sadismo, una vocazione al Male talmente pura e fine a se stessa da
contenere “in nuce” la dirompente potenza
soprannaturale che si dispiegherà negli episodi a venire.
Sarà anche soltanto uno dei tanti azzimati truffatori da
strapazzo che bazzicano le polverose piste del West, Steve Dickart
(questo il vero nome), ispirato a John Carradine - uno dei volti
più popolari del cinema americano dell’epoca - ma
non è privo di un carisma dovuto alla scaltra
personalità, all’azzeccato nom de plume e
all’attillato costume da Diavolo. Per non dire
dell’astuzia con la quale incastra il suo antagonista in uno
di quegli intricati piani nei quali dimostrerà sempre una
super-ingegnosità. Da qui ad affermare che il suo creatore
l’abbia ideato come una “minaccia”
destinata a ricomparire per decenni, ce ne corre, però,
visto che Tex, pubblicato all’inizio nel
“povero” formato a striscia tanto in voga
all’epoca, non aveva goduto di una progettazione
particolarmente accurata, a differenza di un altro personaggio nato in
contemporanea, Occhio Cupo, al quale Bonelli & Galep tenevano
maggiormente, ma che, dati gli insoddisfacenti risultati di vendita,
sopravvisse in edicola soltanto pochi numeri. Comunque sia, il mago,
riesce a mettere in scacco un attonito Tex che, in una storica sequenza
dell’albo intitolato “Fuorilegge” -
datato 1949 – finisce non soltanto privo di sensi, con un bel
bozzolo sulla nuca, ma addirittura dietro le sbarre, per tornare poi a
essere un bandito come nell’albo n. 1, “La Mano
Rossa”.
Nelle prime storie, Tex è una figura “in
divenire”, ancora priva della monoliticità e
dell’invincibilità della maturità: la
scrittura di Bonelli è nella fase delle prove generali,
mentre il veloce disegno di un giovane (ma già bravissimo)
Aurelio Galleppini gli conferisce un’accattivante freschezza.
Così, al character è consentito di mutare
atteggiamento con estrema rapidità, passando da un lato
all’altro della barricata in men che non si dica. E nel
finale di “Fuorilegge”, i ruoli tra Mefisto e il
suo avversario arrivano a rovesciarsi: Tex, trasformatosi da preda in
cacciatore e celato nelle vesti di un enigmatico cavaliere nero, lancia
“stentoree” esclamazioni che costituiranno un
giorno il cavallo di battaglia del mago:
“Quell’uomo e sua sorella mi servono vivi!...
Renderemo loro la vita difficile… voglio far sentire ai loro
cuori induriti il morso gelido della paura…”. Ma a
siglare la prima uscita di scena del nemicissimo, è una
profetica frase di Montales - anch’egli al suo esordio:
“Le carogne non muoiono mai.”
Se all’incontro iniziale con Dickart, Tex è
attonito, al successivo, nella storia intitolata “La gola
della morte” (pubblicata nel 1958), sembra addirittura in
“stato confusionale”, dato il tempo che ci mette,
nonostante i lampanti indizi, ad accorgersi che Mefisto è
tornato e pure in versione “potenziata”. In
realtà, si può attribuire questa curiosa perdita
del solito, proverbiale intuito texiano alla capacità
dell’illusionista di manipolare le forme del reale, impedendo
all’eroe, in qualche modo, di capire al volo chi si nasconda
dietro i drammatici avvenimenti nei quali si trova coinvolto.
D’altronde, da qui in avanti il ruolo di “deus ex
machina”, di norma spettante a un Tex pressoché
onniscente, verrà attribuito a Mefisto ogniqualvolta il mago
si ripresenterà a riscuotere l’agognata vendetta.
Questa vicenda, inoltre, ricopre una particolare importanza
all’interno della saga texiana perché segna la
definitiva irruzione della magia in una tipologia di racconto che fino
ad allora era stata improntata al realismo. L’attenta e ben
orchestrata ricomparsa in scena di Steve Dickart abbatte una volta per
tutte le barriere della verosimiglianza, apre all’Impossibile
e scatena le imponderabili forze del soprannaturale. Qualche timido
tentativo c’era già stato in tale direzione, come
nell’episodio “La montagna misteriosa” -
pubblicato per la prima volta nel 1953 - dove il Gran Sacerdote Yaqui
presentava evidenti similitudini con il satanico sciamano de
“La gola della morte”, ma Bonelli, ai tempi, non
padroneggiava ancora del tutto il proprio eroe ed era incerto
sull’opportunità d’inserire o meno, nel
genere western, elementi appartenenti al fantastico. Più di
un lustro dopo, invece, uno strutturatissimo Tex si muove in un
universo narrativo ben definito, all’interno di una
consolidata squadra di pards: un contesto perfetto per essere sconvolto
dal negromante assetato di vendetta che è diventato Mefisto.
Il quale, tramite l’evocazione dei “custodi del
tempo”, delle “stelle nere degli ultimi
cieli” e degli “abitatori degli abissi”,
adesso è in grado di oltrepassare le frontiere del tempo e
dello spazio, di compiere mirabolanti prodigi e di penetrare nella
mente dei suoi interlocutori, impossessandosene. Quanto alla sua nuova
raffigurazione, si rifà proprio a quella del succitato
Yaqui: se quest’ultimo era il “Figlio del
Sole”, Mefisto è diventato il “Figlio
del Fuoco”, le tuniche indossate dai due sono identiche, come
pure la lunga chioma bianca e lo scintillìo di follia che
dardeggia nei loro occhi. Poco dissimili sono anche gli scenari nei
quali si colloca il loro covo: due impervie valli, popolate da due
tribù a loro asservite, i Pima per il magniloquente Yaqui,
gli Hualpai per l’uomo che un tempo era conosciuto come Steve
Dickart.
A questo punto, ci chiediamo se dietro la nuova incarnazione di Mefisto
non possa esserci stato un pentimento del suo autore, data la smaccata
somiglianza col “Gran sacerdote Figlio del Sole”,
più che con l’illusionista da quattro soldi
apparso anni prima in “Fuorilegge”. Che non si sia
cioè convinto, il papà di Tex, di aver commesso
un errore eliminando per sempre un cattivo dell’impatto di
Yaqui – la nuca irrimediabilmente fracassata contro gli
spuntoni di una leva – e abbia quindi deciso di riportarlo in
scena avvalendosi dell’identità di un Dickart
abbandonato al suo destino una decina di anni prima? Quel che
è certo è che il “rinnovato”
Mefisto, forte delle sue inedite capacità medianiche, non
lascerà niente d’intentato pur di far vedere i
sorci verdi a Tex. Basti osservare come briga, ne “La gola
della morte”, per smantellare l’alleanza tra i
quattro storici pards ipnotizzando Kit Carson e Kit Willer, rendendoli
due criminali e scagliandoli contro Tex e Tiger Jack. E mentre il
finale di “Fuorilegge”, ambientato a Vila Rica, tra
passaggi segreti che danno su fetidi sotterranei, chiama in causa le
atmosfere del gotico, “La gola della morte”
introduce toni orrorifici che la faranno da padrone soprattutto nelle
vicende che ripresenteremo nei prossimi volumi. Dove la lotta tra i due
si farà sempre più strenua, i toni sempre
più aspri e i colpi di scena sempre più
“destabilizzanti”.
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