L'OMBRA DELLA STREGA!

 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 Cliccate sulle immagini per ingrandirle
 
 
  
Dopo l'ottimo riscontro ottenuto da "Gli occhi e il buio" (secondo volume dei Romanzi a Fumetti Bonelli, uscito nel novembre 2007), Gigi Simeoni torna a inquietarci con un suo lungo racconto, "Stria", in edicola dal 9 giugno. A parlarci di questa quinta uscita della collana è lo stesso autore bresciano che ci svela, in anteprima, alcuni retroscena dell'avventura.


 

Cambi ambientazione, eppure rimani in Italia... cambi epoca storica, eppure continui a muoverti nell'ambito narrativo del thriller psicologico: come è nato "Stria" e quali sono stati gli stimoli che hanno generato questo tuo secondo Romanzo a Fumetti?

In origine, avevo presentato quattro soggetti a Michele Masiero, tutti di ambientazione storica e tutti molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte dose di dinamicità avventurosa. Michele aveva selezionato uno dei soggetti, ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, ma poi mi aveva chiesto di proporne un altro perché stavano già producendo una storia ambientata nello stesso periodo. Così ho tirato fuori una classica "idea dal cassetto", una storia che mi tornava a frullare in testa ogni volta che, per le ferie estive, lasciavo la città e mi ritiravo nel mio eremo montano di Marmentino, in alta Val Trompia. Un posto con una ricchissima e antichissima tradizione fiabesca che parla di mostri, streghe, diavoli, morti viventi e fantasmi. Sono quindi rimasto in Italia (anche tutti gli altri soggetti proposti, a dire il vero, avevano un'ambientazione, o parte di essa, italiana) per il fatto che ritengo il mio Paese una scenografia estremamente affascinante, ricca e stimolante. E poi, mi piace far pensare e parlare i miei personaggi come farei io, che mi sento molto italiano. Il thriller psicologico, cioè storie che rivelano i misteri che avviluppano la mente, la definizione del confine tra realtà e fantasia, tra pericolo e paranoia... è il genere che in questo momento attira maggiormente la mia attenzione. Un tipo di narrazione nel quale rientrano la gran parte delle domande che mi pongo ora, a quarantatré anni, e alle quali cerco di dare una risposta attraverso le mie storie.

Ne "Gli occhi e il buio", il passato del protagonista e le sue ossessioni erano il motore della storia. Anche in "Stria" l'ombra del passato si staglia sui due personaggi principali: gli interpreti dei tuoi racconti sembrano non poter proprio sfuggire ai loro ricordi. È così?

In realtà, ciò che ossessionava Simonetti ne "Gli occhi e il buio" era il presente, scaturito da un evento fortuito (un incidente in auto) accaduto nel passato. Lo dice lui stesso, all'inizio della storia: "Ho vissuto gli ultimi anni come un proiettile lanciato in avanti, perfetto, lucido e letale, insensibile alle cause dello sparo e alle conseguenze delle mie traiettorie...". Significava che, per lui, la vita era iniziata semplicemente nel momento in cui aveva avuto l'incidente e il "prima" ormai non contava più nulla. In "Stria" ho giostrato la narrazione nel modo esattamente contrario: i protagonisti possono procedere in avanti nella loro vita solo se tornano a scavare nel passato. Sarà quello che trovano a determinare il loro destino.

Chiara è una hostess, Fabio un fotoreporter di guerra: come sono nate queste caratterizzazioni dei protagonisti?

Non posso essere chiaro, in quanto la risposta che dovrei dare è racchiusa nei dialoghi del racconto. I protagonisti, infatti, si interrogheranno anche su questo: perché proprio l'hostess e il reporter di guerra? Posso soltanto dire che la hostess passa molto tempo della sua vita in giro per il mondo, senza mettere radici. Il reporter anche. La hostess ha il compito di far stare bene gli altri. Il reporter quello di far stare male gli altri, aprendo i loro occhi sulla realtà. La hostess resta molto tempo in aria, lontano dalla terra. Il reporter si cala nelle trincee, s'inzuppa le scarpe nel sangue e nella paura ...

Il racconto si snoda attraverso diverse ambientazioni, ma come ci dicevi poco fa, la tua fonte principale d'ispirazione sono state le montagne della Val Trompia. Raccontaci quanto i panorami e le "leggende" della zona ti hanno influenzato.

La fiaba che il mandriano Tone racconta ai ragazzini protagonisti della vicenda è in realtà un "mix" di diverse fiabe tradizionali di quella precisa località della Val Trompia, Marmentino. È un luogo molto antico, dove, oltre ai funghi e ai ciclamini che crescono abbondanti nei boschi, dalle rocce affiorano ancora conchiglie e tracce di animali marini fossili, risalenti a prima della formazione delle montagne e delle valli. Lì, nelle colonie penali che servivano per l'estrazione del ferro dai ricchi filoni minerari, i romani portavano i condannati più in forze, provenienti da tutte le parti dell'Impero e delle Terre di conquista. Tante tradizioni, quindi, che si mescolavano tra loro e dalle quali nascevano nuovi racconti legati alla mitologia greca, latina, celtica. Le streghe nei racconti della Val Trompia, per esempio, hanno spesso le gambe di capra, caratteristica del dio Pan. E poi, un fatto geologico rende Marmentino la scenografia ideale per un racconto di paura: lassù le tempeste si scatenano da sempre con particolare violenza, soprattutto intorno al monte Ario (non a caso, luogo storico dei sabba delle streghe). La risposta sta nella natura delle montagne stesse, ricche di ferro e manganese, che le rendono come enormi parafulmini naturali. L'uomo antico osservava le scariche di saette che dal cielo scendevano a colpire il monte, immaginate cosa potesse pensare... La Val Trompia, poi, è piuttosto stretta e lunga. Non è assolata come la Val Sabbia, o la Val Camonica. Anche le tradizioni e gli usi dei popoli autoctoni risentono di questa "chiusura" morfologica, e fino a tutti gli anni Settanta del secolo scorso un forestiero che passasse da quelle parti poteva talvolta sentirsi malvoluto, o almeno osservato con diffidente curiosità. Oggi, tutto è cambiato, naturalmente. Ma, di tanto in tanto, quello sguardo distante e indagatore affiora ancora...

Dopo "Stria", quali sono i tuoi progetti? A cosa stai lavorando, attualmente?

Sto concludendo la mia prima esperienza per Dylan Dog, una storia che andrà sul Color Fest in uscita ad agosto. Sto anche sceneggiando un albo per una nuova collana, un racconto che riprende alcuni personaggi de "Gli occhi e il buio", e che avrà quindi la stessa ambientazione storica. Ma, stavolta, il genere sarà molto più vicino all'horror che al noir. Sto inoltre disegnando un episodio di Nathan Never che ho scritto l'anno scorso e che uscirà dopo la saga della Guerra dei Mondi attualmente in corso. E poi ho la mia famigliona da seguire, che in fondo è la mia principale occupazione!