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L’Estate si avvicina ed è di nuovo tempo di Texone. Un duo inedito ci presenta l’avventura di quest’anno, la ventitreesima, in edicola dal 20 Giugno: se Mauro Boselli non è certo la prima volta che calpesta i polverosi territori del West texiano, per Pasquale Frisenda si tratta di un esordio. Per l’occasione, Boselli ha confezionato una storia davvero speciale, con il Ranger impegnato in una missione che lo porta piuttosto lontano dalla sua amata riserva navajo… in Patagonia! Ce ne parla il disegnatore che, negli ultimi tre anni, ha sudato sulle oltre duecento tavole di cui è composta l’avventura…
Una sfida di fronte a cui si trovano i disegnatori che si avvicinano a Tex per la prima volta riguarda la definizione grafica di Aquila della Notte e dei suoi pards. Come si è svolta la tua ricerca? Da che modello sei partito?
Ho cercato di tenere presente vari modelli e i riferimenti che i tanti disegnatori che si sono alternati sulla serie possono offrire, ma l'idea del personaggio che volevo comunicare (quella di un uomo consapevole e saggio, ma anche deciso e grintoso, e con con cui è meglio non scherzare troppo) l'ho presa in particolare dai lavori di Giovanni Ticci e Claudio Villa.
Ma senza tralasciare alcuni elementi del modello di Galep, che per me sono importantissimi per definire graficamente Tex.
Da Ken Parker a Magico Vento fino a Tex: qual è stato il tuo approccio a questi western così diversi tra loro?
L'approccio è stato sempre quello di disponibilità verso i personaggi e le loro caratteristiche specifiche. Appartengono tutti e tre, è vero, al genere western, ma sono universi a se stanti e con differenze sostanziali, che bisogna capire e imparare a gestire bene per arrivare a lavorarci con efficacia, mettendoci possibilmente qualcosa di personale.
La storia scritta da Mauro Boselli porta il Ranger nella lontana Patagonia. Immaginiamo che questa scelta insolita ti abbia costretto a lavorare con un'ampia documentazione riguardante la terra dei gauchos...
Sì, e anche parecchio! E non sempre è stato materiale di facile reperibilità. In parte mi è stato fornito da Mauro Boselli (che, a sua volta, aveva ricevuto non poco aiuto dalla passione per l’Argentina che nutriva Mario Faggella), e anche da Sergio Bonelli in persona, ma sono abituato a metterci del mio e lavorare molto sotto questo aspetto: l'ambientazione in cui colloco personaggi e situazioni, per me, è molto importante da definire graficamente, "come se fosse un personaggio anch'essa", citando un famoso regista... La ricerca dura fino alla fine del progetto, c'è sempre modo di correggere o migliorare il proprio lavoro.
Raccontaci il tuo metodo di lavoro. Da quali elementi parti nel definire una tavola? e quante volte ritorni indietro per aggiungere dettagli o aggiustare il tiro?
Procedo sempre in ordine cronologico, e dopo aver letto le pagine di sceneggiatura di una sequenza, ad esempio, procedo con il cercare l'adeguata documentazione (costumi, oggetti di vario genere, ambientazioni, armi eccetera) e poi comincio a disegnare. Mi capita spesso di ritornare sul già fatto, sempre comunque se a mio parere il lavoro può essere perfezionato, oppure per eliminare un'eventuale svista... Il lavoro non arriverà mai in edicola come uno lo immagina nella propria testa in partenza… un disegnatore con un minimo di senso critico ci vedrà sempre dei difetti, ma ci si può comunque impegnare per avvicinarsi a quell'obbiettivo e, male che vada, è un esercizio che porta quasi sempre a un risultato migliore nel lavoro successivo...
E dopo il Texone, uno sforzo che ti ha impegnato per diversi anni, ora a cosa stai lavorando?
Ora sto realizzando una breve storia di Dylan Dog. Variare personaggi e generi è da sempre un mio preciso interesse. Passare tra le varie interpretazioni del west, dalla sua visione più crepuscolare a un'idea di avventura invece più classica (anche se la storia del texone è piuttosto anomala) è già un bella sfida, ora con Dylan ci sarà una piccola incursione nel suo mondo, ma mi piacerebbe confrontarmi, prima o poi, anche con il noir e la fantascienza, quest'ultima vera passione del sottoscritto.
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