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DAGLI ANNI CINQUANTA AL FUTURO |
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Con il n. 194 di Nathan Never ha
avuto inizio una lunga avventura che, tra viaggi nel tempo e portali interdimensionali, muterà nuovamente l’assetto del mondo in cui si muovono gli agenti Alfa. Incaricato dell’arduo compito di architettarla è un nome ben noto agli amanti della fantascienza “made in Bonelli”: lo sceneggiatore Stefano Vietti. Abbiamo approfittato di una sua visita in via Buonarroti 38 per porgli alcune domande, cercando di farci anticipare qualcosa di ciò che ci aspetta in edicola
in questi mesi.
Sulle pagine di Nathan Never si sta dipanando una nuova saga, in strettissima continuità narrativa, molto importante per l'Agente Speciale Alfa. Di cosa tratta? Come è strutturata? Si sviluppa in sei albi: i primi tre sono una storia a se stante, autoconclusiva e in parte ambientata negli anni Cinquanta del Novecento, che
apre la strada ai tre capitoli successivi. L’intero progetto vede partecipare un po’ tutti gli agenti Alfa, Nathan Never in testa, ovviamente, ma
strova il suo spazio anche la giovane Nicole Bayeux, da poco in forza all’Agenzia Alfa. Inoltre, a metà della narrazione, ci sarà un colpo di scena, di cui preferisco non anticiparvi nulla, davvero sconvolgente per il futuro della testata. Sono stato molto attento, stendendo la sceneggiatura, che la saga si potesse leggere senza particolari difficoltà, ma è ovviamente inserita nella continuity narrativa di Nathan, sviluppata dalla Guerra tra la Terra e le Stazioni Orbitanti a oggi. Segnalo, comunque, che la storia doppia, immediatamente precedente alla saga (pubblicata sui numeri 192 e 193 di Nathan Never, e scritta da Alberto Ostini), contiene importanti elementi narrativi da tenere in considerazione. In ogni caso, tutti i riferimenti a fatti passati sono “ricordati” al lettore, con la consueta tecnica del flash-back narrativo, senza che il racconto sia appesantito. Rilassatevi… e divertitevi. Paolo Di Clemente ha affrontato i primi quattro albi, in gran parte incentrati su Nicole Bayeux. Lui ha un disegno realistico e, per questo, ho dedicato particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Con lui uso, quindi, una sceneggiatura che lo stimoli dal punto di vista dell’emozionalità e del coinvolgimento espressivo nei dialoghi. Giancarlo Olivares ha un disegno adatto a descrivere grandi spazi e a ricreare scene d’azione estreme. Con lui posso “osare” sequenze di altissima spettacolarità, scandite con una sceneggiatura più cinematografica. Controllando, poi, di volta in volta, le tavole disegnate, mi arriva un costante stimolo visivo che è utile per continuare la narrazione. È un lavoro impegnativo, a volte snervante, ma che dà validi risultati. Negli ultimi anni, il mondo di Nathan e soci è stato più volte sconvolto da eventi che fanno sentire le loro ripercussioni ancora oggi: è il caso del ritorno di Atlantide, della cosiddetta "saga Alfa" che ha scosso dalle fondamenta l'Agenzia, cambiandone il volto forse per sempre, della complessa e sconvolgente Guerra tra la Terra e le Stazioni Orbitanti. Quanto è difficile progettare e realizzare dei racconti così articolati e complessi? È un lavoro difficile, senza dubbio, che richiede dedizione costante, ogni giorno, sino alla fine del progetto. Bisogna scrivere avendo la pazienza di rileggere tutto decine di volte per tagliare scene, accomodare, spostare, ristrutturare. Il problema più grosso sta nel riuscire a mediare tra il “fattore emozionale” del racconto, il rispetto del carattere di ciascun personaggio e la logica della narrazione. Inoltre, è necessario che le sceneggiature siano bilanciate e che Nathan Never abbia il giusto spazio. Quando affronto una saga, il mio ambiente di lavoro si riempie di foglietti multicolori appesi ovunque con rimandi, stacchi, idee volanti, documentazione e via dicendo… ma, alla fine, che grande, immensa soddisfazione!
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