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Il 28
gennaio torna in edicola Asteroide Argo, con una quinta avventura,
sceneggiata da Bepi Vigna e disegnata da Elena Pianta, che coinvolge i
nostri eroi in un intricato complotto galattico. Per introdurre i temi
sviluppati nell'albo e nell'intera saga, lo stesso Vigna ci offre
l'approfondimento che trovate in questa pagina.
Buona lettura!
Le dimensioni della
space-opera.
L’espressione space-opera venne coniata nel 1941 dallo
scrittore americano Wilson Tucker, il quale era decisamente critico nei
confronti di certi racconti di fantascienza, molto ingenui, pubblicati
ai suoi tempi sulle riviste pulp.
Nel corso degli anni, però, il termine ha perso ogni
accezione negativa, finendo per indicare, semplicemente,
l’avventura spaziale ricca di azione, nello stile di serie
televisive come Star
Trek o di film come Star
Wars e Avatar.
Quando si pensa alla space-opera
nel fumetto, vengono subito in mente
le tre grandi serie americane degli anni Trenta: Buck Rogers (1929),
Brick Bradford
(1933) e Flash Gordon
(1934), veri classici della
narrativa popolare, che videro la luce in un periodo in cui il mondo
affrontava, proprio come accade oggi, una grave crisi economica. Il
pubblico dei lettori aveva voglia di evadere dai problemi quotidiani e
questi fumetti, raccontando di mondi alieni e di esseri dai poteri
prodigiosi, soddisfacevano appieno questo desiderio.
Ma forse, per trovare il vero capostipite del genere, bisogna andare
ancora più indietro nel tempo, fino al 1884, anno di
pubblicazione del romanzo Flatland,
di Edwin A. Abbott (Londra
1838-1926).
Per capire come un prodotto letterario, possa essere capostipite di un
genere fumettistico, basta leggere quanto scrive lo stesso Abbott
all’inizio del primo capitolo: “Immaginate un vasto
foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati,
dei Pentagoni, degli Esagoni e altre figure geometriche, invece di
restare ferme al loro posto si muovano qua e là, liberamente
sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza
potervisi immergere, come delle ombre, insomma…”
Non sembra la descrizione delle figure all’interno delle
vignette di una tavola di fumetti? Ma, in Flatlandia lo
spazio in cui
si svolge il racconto, non è quello astrale,
bensì quello geometrico. La vicenda, infatti, è
ambientata nel “paese del piano”, un mondo
bidimensionale (proprio come quello dei comics). Il protagonista,
narratore in prima persona, è un quadrato che ha per moglie
un segmento e per figli quattro pentagoni. La società in cui
essi vivono presenta aspetti che, per certi versi, sono riconducibili
alla nostra società umana. L’organizzazione
è basata su una gerarchia molto rigida, al vertice della
quale vi sono i Cerchi, la casta di sacerdoti depositaria dei sacri
segreti; immediatamente sotto di loro sta l’aristocrazia dei
Poligoni regolari, i quali, avendo più lati, si illudono di
potersi avvicinare e confondere con i supremi cerchi. In fondo alla
scala sociale vi sono, invece, gli “ irregolari”, i
poligoni dalle forme bizzarre e dagli angoli appuntiti, che
costituiscono la feccia dei criminali e degli sbandati.
Abbott è geniale nel riuscire a condurre senza sbavature un
gioco che sfrutta unicamente i rapporti convenzionali tra le figure
geometriche. Lo scrittore inglese anticipa anche Einstein, in quanto
profila l’esistenza di una quarta dimensione.
Con l’arrivo di una Sfera (oggetto tridimensionale, venuto da
Spacelandia), si compie il rito millenario, che da sempre i burocrati
di Flatlandia
cercano di nascondere agli abitanti del loro universo. Il
povero Quadrato, per sua natura rigido e quindi anche un po’
ottuso, viene condotto “in alto”, sollevandosi
dalla superficie del piano. In questo modo può scoprire che
esiste un mondo più complesso, sviluppato su tre dimensioni,
che assomiglia proprio al mondo che conosciamo noi, con case, strade,
palazzi. Anche il fumetto, da qualche tempo, ha scoperto una nuova
dimensione, quella rappresentata dalla sala cinematografica, visto che
i produttori e i registi, attingono con sempre più frequenza
da storie e personaggi dall’universo dei comics. E, per di
più, nel cinema le tradizionali due dimensioni della tavola
disegnata, lasciano spesso il campo alla spettacolarità del
3D!
Ma, tornando al Quadrato protagonista del romanzo di Abbott, bisogna
dire che la sua esperienza, in fondo, non è diversa da
quelle che vivono Flash
Gordon e compagni, i quali si ritrovano su
strani pianeti, apparentemente diversissimi dalla Terra, ma che in
realtà non sono altro che deformate proiezioni del nostro
vecchio mondo. Qualcosa di simile succede anche ai protagonisti di
Asteroide Argo nell’avventura che leggerete nel quinto albo
della collana: i rancori atavici e i complotti che rischiano di mettere
in pericolo l’unità dell’Impero di
Gonthar, in fondo assomigliano moltissimo a certe umanissime vicende
della nostra Storia.
Bepi Vigna
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