FIRMATO CANIFF

Nelle vene dell'America, di Graziano Frediani



  È davvero unico e irripetibile il segno che ha lasciato nella storia del fumetto mondiale Milton Arthur Paul Caniff, meglio conosciuto semplicemente come Milton Caniff. Per rendersene conto basta osservare anche soltanto una delle decine di immagini che arricchiscono le 144 pagine di "Milton Caniff: American Stars and Strips", un volume, edito dalla Glamour, che, fin dal titolo, mette in risalto la totale, travolgente "americanità" di un cartoonist nato nel 1907, a Hillsboro, una cittadina dell'Ohio, figlio di John William Caniff, tipografo, e di Elizabeth Burton, casalinga.
I primi Caniff, oriundi irlandesi, combatterono nella Guerra Civile e uno di essi cadde in azione; il padre, di animo vagabondo, passò alcuni anni in Europa, con la trentasettesima compagnia dell'Ohio National Guard, mentre il giovane Milt cresceva, da bravo self-made man, facendo i lavori più diversi (fattorino, venditore di giornali, comparsa in filmetti di terza categoria), e guadagnandosi il prestigioso grado di Aquila nel corpo dei Boy Scouts, per il cui giornalino aveva cominciato a disegnare le prime illustrazioni e comic-strips. Laureato nel 1930 alla Ohio State University, si trasferì, due anni dopo, a New York, dove venne assunto nello staff della Associated Press, per la quale creò la serie "di varia umanità" a tavole autoconclusive "The Gay Thirties" e la striscia quotidiana "Dickie Dare", incentrata sulle peripezie di un coraggioso ragazzino. Ma la sua leggenda esplose a partire dal 1934, quando, su richiesta dell'editore del "New York News", creò il suo primo capolavoro, la striscia di avventura esotica "Terry e i Pirati" (con un imberbe giramondo, Terry Lee, che cresce, con il passare degli anni, sino a entrare nei ranghi dell'Aeronautica statunitense), proseguendola sino al 1946 e dedicandosi poi, a partire dal 1947, all'altro suo best-seller, "Steve Canyon", protagonista un veterano della Seconda Guerra Mondiale diventato proprietario di una compagnia aerea, "un Uomo dei Grandi Spazi", ideale pronipote dei pionieri che avevano conquistato il Far West, "scarno e vigoroso, elegante e svelto, taciturno ma sagace", insomma il Tipico Eroe Americano, pronto ad arruolarsi seduta stante in una nuova guerra, per difendere il suo Paese dalle nuove minacce (rosse e gialle) che lo mordevano ai fianchi.
Da questo volume, curato da Alberto Becattini e Antonio Vianovi, vi offriamo qui l'introduzione, scritta da Graziano Frediani.