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Nell'ambito della prestigiosa, seguitissima collana "I Classici del Fumetto",
proposta settimanalmente dal quotidiano "La Repubblica", compaiono anche volumi
dedicati agli eroi bonelliani. Dopo Tex, Dylan Dog, Martin Mystère e Nathan Never
(e in attesa di Julia e Mister No) è ora la volta di Zagor. Per l'occasione,
abbiamo rivolto alcune domande a Sergio Bonelli, creatore letterario del personaggio,
sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta.
Che effetto le ha fatto vedere lo Spirito con la Scure
annoverato tra i Classici del Fumetto?
Beh, quando mi è stata comunicata la notizia che avrebbe potuto
far parte dei primi trenta personaggi scelti per dar vita a questa
importante collana, ho fatto il balzo di gioia che potete facilmente
immaginare. E, per qualche minuto, non riuscivo a credere che anche il
mio Zagor apparisse al fianco di Corto Maltese, dell'Uomo Mascherato,
di Mandrake, di Tex, di Topolino e di tanti altri "eroi di carta" dei
quali ero stato appassionato lettore e incondizionato ammiratore.
Scegliere quali
storie proporre ai lettori di "La Repubblica", in una produzione così vasta,
non dev'essere stato facile…
Proprio così. Già che ero entrato nel numero dei prescelti,
il primo problema da affrontare, mi sono detto, consisteva nel
dimostrare di essermi comunque meritato quella lusinghiera "convocazione":
nel corso della mia vita di sceneggiatore "a tempo perso", avevo scritto
migliaia di pagine di Zagor che, come succede a tutti i fumettari,
si erano rivelate talvolta buone, talvolta mediocri e talaltra anche scadenti,
purtroppo. Quale storia avrei dovuto scegliere per l'occasione?
Indeciso come sempre, a quest'ora sarei ancora intento a sfogliare
la raccolta dei 457 numeri del Re di Darkwood se non mi fossero balenate nella
mente le frasi rivoltemi in occasione degli incontri con i lettori,
oppure le parole impresse sui fogli di una lettera. Eliminati (per eccesso di pagine)
alcuni episodi, come "Zagor racconta…" o "La marcia della disperazione",
da sempre gettonatissimi, la mia scelta è caduta su due vicende che mi vengono
indicate come migliore esempio di quella alchimia tra l'avventura e l'umorismo
che costituiva la formula vincente degli albi di Zagor fra la fine degli anni
Sessanta e l'inizio dei Settanta; due vicende, "La preda umana" e "La casa del terrore",
illustrate in maniera straordinariamente efficace da Gallieno Ferri, che hanno messo a
dura prova il nostro eroe.
Nel riproporre delle storie "classiche", che sono rimaste scolpite nel ricordo
dei lettori, si può correre qualche rischio. Capita, a volte, che la distanza e
l'effetto "nostalgia" ci tendano una trappola e che, dopo tanti anni, quello che
ci sembrava così apprezzabile non ci diverta più allo stesso modo. Non teme che
possa accadere lo stesso anche nel caso de "La preda umana" e "La casa del terrore"?
Confesso di essermi posto la domanda; come per tutte le proposte editoriali,
anche questa rappresenta una piccola scommessa con i lettori. Devo dire, però,
che, dopo averle rilette a mia volta, ho ragione di credere che queste due mie
opere "giovanili" potrebbero incontrare l'approvazione del pubblico anche oggi,
fra le pagine del volume di cui vi mostro in alto la copertina, e che sarà
in edicola venerdì 15 agosto 2003. Fatemi sapere se condividete la mia scelta.
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