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sabato 26 MAGGIO |
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Los Angeles, anni Quaranta.
Nella Babele del cinema americano, si aggira un duro d'altri tempi: Leo Pulp! |
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a sua tariffa è di venticinque dollari al giorno più le spese,
la sua arma una Browning automatica, la sua auto una vecchia carretta
che stenta a partire, la sua dote principale un dannato fiuto per gli
intrighi misteriosi nella Hollywood degli anni Quaranta... Di chi stiamo parlando?
Di Sam Spade, di Philip Marlowe, o comunque di uno dei malinconici, affascinanti
investigatori privati che abbiamo imparato ad amare nei vecchi "noir" cinematografici
americani e nei romanzi "hard-boiled" di Dashiell Hammett e Raymond Chandler? Sì... e no!
Perché se è vero che Leo Pulp - così si chiama il nostro nuovo personaggio - vive esattamente
nella stessa epoca in cui imperversavano i classici "duri" della narrativa poliziesca,
è altrettanto innegabile che le sue avventure sono un distillato di puro divertimento.
Certo, chi sceglie di affidare un caso particolarmente scottante a un tipo come Leo Pulp
si trova davanti un detective che non ha niente da invidiare a Spade o a Marlowe:
grintoso quanto loro, cinico quanto loro, romantico quanto loro
(ma questo non lo ammetterebbe neanche sotto tortura), bastian contrario quanto loro,
e infine (si direbbe oggi) politicamente scorretto quanto e più di loro. Da vero cane sciolto,
Leo Pulp combatte da solo la sua battaglia... Eppure, nelle ingarbugliate, tesissime storie
che lo vedono protagonista, i suoi autori, lo sceneggiatore Claudio Nizzi e il disegnatore
Massimo Bonfatti, hanno voluto lasciare spazio soprattutto all'umorismo. Grazie all'ironia
e al senso del ritmo narrativo di Nizzi (da vent'anni, lo sceneggiatore principale di Tex,
oltre che il creatore del primo serial giallo bonelliano, Nick Raider), ben sostenuti dal
tratto ultrarealistico e graffiante di Bonfatti (noto, come autore completo, ai lettori
del divertentissimo "Cattivik"), Leo Pulp promette di accompagnare i lettori
in uno scoppiettante universo fumettistico dai mille colori, fatto di brividi,
colpi di scena e letali raffiche di piombo caldo, ma anche di sberle, gangster da strapazzo
e pupattole da sballo. Insomma, nella Los Angeles che fa da sfondo a "La scomparsa di Amanda Cross",
si può morire, sì... ma con un liberatorio sorriso sulle labbra! |
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